Normaldeide Cap.3

III

Il sole era già alto nel cielo e la luce aveva già ridato il giusto colore alle cose. Il traffico era come al solito l’unica cosa che rendeva l’inizio della giornata una delusione.
Ma perché non si decidono a sistemare questa strada. Con tutti i soldi che paghiamo in tasse sarebbe il minimo, i soliti burocrati, qualcuno invece di pensare al proprio lavoro preferisce riempire la propria piscina e assicurarsi che le luci dei giornalisti non mettano in luce il profilo peggiore. Giustizia di merda. –
Accese la radio e come al solito i fatti peggiori del giorno precedente erano già stati surclassati da notizie di seconda mano.
Saranno contenti le emittenti radio e i giornali, con quello che è successo ieri avranno avuto un bel da fare in fatto di speculazione propagandistica. – pensò tra se, poi rise amaramente, scalò una marcia e sorpassò il guidatore ancora dormiente, a giudicare dalla sua andatura che lo precedeva.
Ma saranno ridicoli. Invece di preoccuparsi di quello che è successo si preoccupano che uno riempia la tazza con i cereali più alla moda. E non quelli che fanno meno male ma quelli che rappresentano di più il giusto inizio di giornata, perché ? Come si fa a cominciare una giornata e affrontare un palazzo che crolla se non hai mangiato i giusti cereali? Ma saranno idioti. Si preoccupano dell’aspetto esteriore ma non al contenuto. –
Davanti a se una fila interminabile di macchine in coda, in attesa di prendere l’uscita della statale, non lasciava intravedere una via di fuga che avrebbe garantito un inizio giornata meno stressante.
Ci mancava solo questo. Dannato blocco secondario. Era già abbastanza stressante andare a lavorare nell’altra struttura, questa poi l’hanno costruita in mezzo ad un formicaio di persone. Ma si, tanto non vale la pena prendersela più di tanto. In questi casi però farebbe comodo l’arrivo di qualche straccione illustre seguito dalla scorta, almeno aprirebbe un po’ il traffico. Certamente per loro il tempo vale di più. Più tempo nel traffico, meno tempo per rubare agli altri. –
Una canzoncina idiota faceva da sottofondo all’ennesimo spot radiofonico privo di senso nell’arco di pochi minuti, così la spense.
E pensare che un tempo ascoltare la radio era un piacere. Ci riempiono la testa con questa falsa propaganda. Ore e ore buttate via ad ascoltare un cumulo di scemenze. Che scopo ha cambiare frequenza per ascoltare altra pubblicità su un altro canale, tanto vale spegnerla. –
Tra la noia del traffico e la noia della radio, finalmente il suo sguardo catturò il cartello che desiderava. Inserì la freccia e si spostò nella corsia di destra, da li a pochi metri l’uscita lo avrebbe condotto direttamente sulla Boulevard Road ed infine al fatidico blocco B32.
Il blocco B32 era una vera e propria pietra miliare in fatto di sicurezza. Costruito inizialmente come blocco di supporto al blocco centrale e utilizzato esclusivamente per ricerche in campo medico, fu nel corso degli anni, visto lo scarso utilizzo e i costi di manutenzione troppo elevati, convertito per sviluppare nuove tecnologie e nuovi studi in più campi scientifici. L’A.M.V, l’Archivio Mondiale dei Virus, l’E.R.S, l’Ente per la Ricerca Spaziale, l’E.M.E, l’Ente Mondiale per l’Energia per lo studio di nuove fonti energetiche, il T&T, Tecnologia e Telecomunicazioni erano solo alcune delle grandi aziende che nel corso degli anni ne erano entrate e far parte. Considerato uno dei posti più sicuri al mondo, proseguì la sua espansione grazie allo sforzo e al lavoro collettivo delle migliori menti che il pianeta di volta in volta offriva.
Controllare una struttura come quella per carpirne eventuali segreti si prospettava un compito assai arduo e lui ne era pienamente consapevole. La maggior parte delle persone che vi lavoravano erano scienziati e non tecnici specializzati e tra i seguaci della causa, non vi erano molti scienziati e loro in quel momento ne avevano un disperato bisogno inoltre, il suo campo di specializzazione non gli avrebbe offerto troppa libertà di movimento all’interno di quella struttura. La sua destinazione era situata in una sezione distaccata dai laboratori più importanti e questa era un’altra cosa che lui sapeva bene, visto che un anno prima aveva seguito un corso di aggiornamento professionale proprio in quella struttura.
Chiunque entrava nel blocco B32 veniva marcato elettronicamente e controllato in ogni sua mossa. Per non parlare della video sorveglianza sofisticatissima. In pratica era più facile per una banconota uscire con le proprie gambe da una banca che per uno scienziato fare pipì in un bagno non consentito e questo era un problema che in qualche modo andava risolto al più presto, ma come, ancora non lo sapeva.
Come di consueto non passò molto che parte delle sue paure ebbero le prime conferme. Mancavano poco più di duecento metri all’entrata principale che un posto di blocco formato dalle truppe regolari della Federazione, armati fino ai denti, gli intimarono l’alt e solo dopo aver eseguito un controllo appurato sulla sua destinazione e identità gli fu permesso di continuare. Non era ancora arrivato eppure l’ufficio del personale era stato già avvisato.
Come immaginavo. – pensò.
Erano quasi le 11:00 e duecento metri più lontano, quando un secondo posto di blocco era a guardia dell’entrata principale. Una jeep con quattro uomini armati, questa volta della polizia locale ostacolavano l’ingresso principale più altre due guardie armate poste su due torri ai lato del cancello osservavano tutto quello che avveniva all’ingresso. Lui attese, poi la jeep si spostò e finalmente riuscì ad entrare e parcheggiare.
Erano le 11:05
L’ampio parcheggio sito di fronte all’enorme costruzione ospitava oltre alle macchine dei dipendenti un paio di jeep che giravano continuamente tra le file di auto e dal modo come procedevano, si capiva che lo facevano con lo premura di colui che cerca di carpire ogni movimento sospetto che potesse sfuggire al già infallibile sistema di video sorveglianza.
Si guardò intorno con disinvoltura, si sistemò la giacca e si avviò verso l’ingresso fino alla porta girevole.
Era passato un anno dalla sua ultima visita e ad una prima occhiata non vide nulla di diverso, l’ufficio del personale era sempre al solito posto così come tutte le telecamere se non fosse per l’aggiunta di un paio di guardie armate che gironzolavano per l’atrio come in cerca di qualcosa che si è perso. Si avvicinò al bancone posto di fronte all’ufficio del personale con passo deciso e disse il suo nome all’ufficiale di sorveglianza. Attese qualche minuto affinché l’ufficiale di guardia sbrigasse alcune procedure di registrazione, poi gli fu chiesto di inserire la mano sinistra con il palmo rivolto verso il basso all’interno del marcatore che, era posto innanzi a lui sul bancone, procedura che odiava particolarmente ma che nessuno poteva evitare. Il tutto durò una frazione di secondo ed era totalmente indolore. Il chip elettronico una volta impiantato trasmetteva costantemente posizione e battiti cardiaci della persona nonché il codice di identificazione che gli era stato attribuito. Se si provava a toglierlo, a parte il dolore poiché il solo modo era quello di strapparlo via dalla pelle, l’interruzione di dati veniva trasmessa immediatamente e il sistema attivava tutte le procedure previste. Il chip permetteva inoltre di conoscere la propria posizione all’interno del blocco direttamente sui grandi schermi posizionati un po’ ovunque nel complesso. I codici identificativi inoltre erano messi a disposizione all’interno del sistema anche ai vari capi reparto qualora volessero conoscere la posizione di qualsiasi tecnico.
Piacere di riaverla qui. Vedo che è stato trasferito momentaneamente dal vecchio blocco, dopo l’incidente, intendo. Lei era li, sono felice che sia ancora tutto d’un pezzo, la Coalizione ha bisogno di valenti tecnici. Le è stato impiantato il marchio elettronico, tutte le zone che le sono permesse si apriranno come per magia. Il suo reparto è al 22° piano ala BT 28. Buon lavoro. – e lo salutò con un cenno del capo e un lieve sorriso.
Davvero rassicurante. – e si allontanò verso l’ascensore che lo avrebbe condotto al suo reparto.
E pensare che un tempo avrei voluto lavorare in questo posto.– pensò.
Il suo desiderio risaliva ad una quindicina di anni prima, quando le sue aspirazioni e la sua voglia di migliorare era legata al desiderio di poter fare qualcosa per il bene comune, qualcosa che potesse realmente portare beneficio alla qualità della vita e questo nel campo della ricerca medica. Sarebbe potuto diventare uno scienziato in piena regola, era appassionato di medicina fin da ragazzo, ancora prima delle superiori, quando faceva parte della squadra di football, anche se con la mente già viaggiava attraverso quei mondi affascinanti che osservava attraverso il suo piccolo microscopio che gli era stato regalato per il suo diciassettesimo compleanno e che tanto aveva desiderato.
Purtroppo il suo sogno era stato bruscamente interrotto durante il corso di specializzazione in biologia, quando il primo contagio di R.N.A uccise circa duecento milioni di esseri viventi. Quel giorno segno un bruscò cambiamento ad un’infinità di persone. Intere famiglie persero la vita in tutto il mondo e le epidemie prosperarono ovunque mutando il corso della vita a milioni di persone. Dopo il primo contagio alcuni gruppi di scienziati ipotizzarono la possibilità che quella non era una situazione del tutto casuale. Furono aperte indagini dalle più alte istituzioni del pianeta e solo allora cominciarono a sparire i primi scienziati che avevano ipotizzato la non casualità. Con il passare degli anni i sospetti si fecero sempre più pressanti e convincenti ma nonostante tutto il vero responsabile non fu mai trovato e la verità alla fine era stata insabbiata. Dalle proporzioni del disastro e dalle caratteristiche del contagio erano più che sicuri che solo un’organizzazione di livello mondiale avrebbe potuto sviluppare un’arma simile, quindi non c’era nessuna casualità. Qualche anno più tardi si ebbero i primi risultati e i primi vaccini, ma nel frattempo erano morte circa duecento milioni di persone e tutto in nome della pace. Da allora si erano formati diversi gruppi o associazioni, sparsi un po’ ovunque in tutto il mondo che vigilavano e portavano avanti l’ipotesi della non casualità e facevano di tutto perché ciò non accadesse di nuovo. Con il passare del tempo i gruppi si organizzarono e si amalgamarono con le associazioni a tal punto da formare una fitta rete di persone ombra che sparse su tutto il pianeta controllavano i centri nevralgici delle istituzioni e lui ne faceva parte e questa volta tutto in nome della prevenzione.
Nulla era più importante della causa, nemmeno la famiglia poteva essere anteposta al proprio dovere e lui ne era pienamente convinto a tal punto da abbandonare la carriera da scienziato per dedicarsi completamente alla causa e all’epoca all’organizzazione serviva un tecnico. Non essendo scienziato era soggetto ad un maggior controllo e ad una limitata libertà di accedere alle ricerche più segrete ma come tecnico la Federazione lo spostava di laboratorio in laboratorio dove le sue qualità erano maggiormente richieste, così facendo aveva la possibilità di accedere a tutte le aree del complesso a differenza degli scienziati che lavoravano sempre e solamente ad un solo campo di ricerca.
L’ascensore si aprì al piano desiderato, erano le 11:22
Riconobbe subito un suo amico, non era un’ombra, ma era suo amico anche se non si frequentavano molto.
Ciao. Sempre in questo reparto vedo. –
Ehi, ciao, come stai? è un bel po’ che non ci si vede. Mi fa piacere, non me l’aspettavo davvero. Ti hanno trasferito qui, dopo quello che è successo. –
No, no, credo sia solo momentaneo, immagino, comunque va tutto bene, me la sono vista brutta ma ora è tutto a posto, poteva andare peggio. E tu dimmi come stai? –
Ma sai i soliti problemi, lavori, lavori, ma è sempre la stessa storia, ora poi sembra di lavorare in un carcere di massima sicurezza. Almeno un tempo qui era più tranquillo, ne sono cambiate di cose, ne sono cambiate, ma questo lo vedrai da solo.–
Ti vedo preoccupato, c’è qualcosa che non va?–
No, no e poi ora non è il momento, devo finire un controllo, però più tardi se ti va ci possiamo prendere un caffè. C’è una sala mensa niente male. –
Ok , va bene, a dopo allora. –
Poco distante sul corridoio principale era visibile la targa BT28 che indicava la direzione da prendere.
Nel frattempo, in una località non troppo lontana …
Vi ho convocato per mettervi al corrente di alcuni fatti urgenti sollevati da uno dei nostri uomini ombra che esigono la nostra massima attenzione, soprattutto dopo quello che è successo ai laboratori. Voi già sapete di chi sto parlando. –
Cosa ha detto? – chiese uno dei membri.
Conoscete tutti il blocco B32 e sapete che è sempre stato un problema accedere alle informazioni che vi sono custodite e secondo il nostro uomo ora la cosa sarà ancora più difficile. Voi tutti sarete al corrente dell’annuncio fatto ieri sera al notiziario delle 23:00. L’insabbiamento non fa che aumentare i nostri sospetti. Avevano la possibilità di sfruttare la notizia del complotto terroristico a loro vantaggio ma non lo hanno fatto e noi sappiamo che questo non è un bene, questo vuol dire una cosa sola, che qualcosa di assai più grave sta avvenendo all’insaputa di tutto il mondo. Dopo la crisi del R.N.A non possiamo permetterci che qualche altra organizzazione sviluppi un’arma analoga e questo ci riporta ai laboratori scoperti in maniera del tutto fortuita dopo l’esplosione. Signori dobbiamo prendere in seria considerazione il fatto che la Federazione stia sviluppando un nuovo virus, se non altro si sta preparando a farlo.–
Ci fu un momento di silenzio generale e nessuno osava pronunciare una parola. Poi qualcuno si fece avanti.
Ma questo è inconcepibile. Abbiamo già avuto i nostri morti. Siamo sicuri che queste informazioni siano corrette? Non vorrei fossero solo delle preoccupazioni prive di fondamento, non dobbiamo creare dell’isterismo senza esserne sicuri. –
E’ vero e riguardo questo la pensiamo tutti allo stesso modo, ma i fatti parlano chiaro e il nostro uomo ne è convinto. Riceverò altre informazioni più dettagliate statene certi, ma nel frattempo credo sia saggio alzare il livello di guardia. Allarmate tutti i vostri uomini, che tengano gli occhi e le orecchie bene aperte. Voi tutti sapete quali siano gli interessi in gioco. La Federazione ha fatto una fortuna sfruttando il contagio del R.N.A, la commercializzazione dell’antivirus ha fruttato miliardi di dollari. Ho già contattato i capi delle altre organizzazioni e anche loro la pensano nello stesso modo. –
Tra i presenti era calato improvvisamente il silenzio.
Signori, capisco benissimo le vostre preoccupazioni ma non possiamo assolutamente sottovalutare questi ultimi eventi. Nessuno di noi vuole un secondo olocausto. Ora se non vi dispiace sto aspettando un’importante comunicazione dal nostro collaboratore di Tokyo. Signori. –
Intanto nel blocco B32.
Accidenti a quest’affare, ma non potevano trovare un altro posto dove impiantarlo. Non farà male ma è fastidioso. – penso, grattandosi il dorso della mano mentre osservava lo schermo pieno di dati scorrere davanti i suoi occhi.
Devo trovare un modo per liberarmene, nel frattempo cerchiamo di capire chi è stato trasferito, oltre a me. –
Intanto non troppo distante un’altra riunione aveva luogo nella più assoluta riservatezza.
A che punto sono le ricerche? –
Abbiamo difficoltà a stabilizzare il nuovo virus, allo stato attuale di ricerca non possiamo garantire l’efficacia dell’antivirus in nostro possesso. Ci siamo spinti troppo oltre e le innumerevoli mutazioni hanno reso il ceppo originale inattaccabile. Dobbiamo procedere con molta cautela, non possiamo permettere di perderne il controllo proprio ora o le conseguenze andranno molto al di la delle nostre previsioni. Allo stato attuale di virulenza il contagio del R.N.A a confronto è un raffreddore estivo. –
Man mano che venivano esposti i risultati degli ultimi sviluppi, lo schermo al centro del salone proiettava l’immagine del nuovo ceppo ottenuto dalla nuova mutazione.
Previsioni? –
Al momento non siamo in grado di farne nessuna. Tutto quello che possiamo dire è che abbiamo tra le mani un’arma terribile, ma abbiamo ancora bisogno di tempo per ottenerne il controllo totale. Quello che ci preoccupa maggiormente è la sua capacità di mutare radicalmente e a quanto pare senza preavviso. Tutti i nostri tentativi per controllare le mutazioni si sono rivelate inutili, al momento siamo ancora in alto mare. –
Ma avete provato con il nostro siero? –
Se abbiamo provato? –
L’uomo proiettò un’altra immagine.
Questa signore è la nostra controparte, la osservi attentamente. –
Ci fu un momento di silenzio, poi . . .
Ma non può essere, deve esserci un errore. –
Nessun errore, signore. Quello che vede è il nostro antivirus che è stato mutato generando un nuovo ceppo. –
E’ così potente? –
Si signore, questo è quanto. –
Potete spegnere lo schermo, grazie. –
Signori capisco il vostro problema ma ci sono troppi interessi in ballo, bisogna fare il possibile per controllare la mutazione. Ora andate. –
Nel frattempo in città, nei pressi del blocco B32, in una banca. . .
Ma non capisco com’è possibile una cosa del genere, eppure sono stato sempre preciso nei pagamenti. Ho ritardato solo un paio di rate, ho avuto dei problemi, perché ora non mi concedete un nuovo prestito? –
Signore. Lei conosce bene la politica della nostra società. Non possiamo erogare altri finanziamenti a coloro che hanno mostrato difficoltà ad affrontare i pagamenti. Mi dispiace ma questo è quanto. Ha provato con altre agenzie? –
Ma non le ho nemmeno prese in considerazione, dopo tutto sono un vostro cliente da molti anni, questo lo sapete. –
Lo sappiamo e ne siamo lieti, ma mi creda al momento non possiamo fare nulla per lei. –
Questo è davvero incredibile, mi sta dicendo che pur essendo vostro cliente da molti anni e anche se non ho mai avuto problemi con i pagamenti, vista la nuova situazione voi non potete fare nulla, dopo tutto è un piccolo finanziamento per l’acquisto di una macchina per mio figlio. –
Esatto signore, mi creda mi dispiace. –
Sa questo è davvero buffo. –
Cos’è buffo?-
E’ buffo, perché vi proclamate verso le necessità del cliente ma lo fate solo se siete sicuri di poterci speculare anche se vi presentate come l’amico, il “vicino di casa” . Voi tendete la mano, ma per prendere. –
Mi dispiace ma questa è la legge e la legge non la faccio io, io la metto solo in pratica. Ora se non le dispiace ho un altro appuntamento per una nuova richiesta. –
Intanto nel blocco B32.
Da non credere, questo posto è diventato una fortezza, cosa avranno di così importante da nascondere? – si domandava man mano che prendeva atto dei nuovi cambiamenti nel sistema di sicurezza.
Va bene proteggere le proprie scoperte, ma questo va oltre ogni immaginazione. Signori sappiate che ho tutta l’intenzione di scoprire quello che con tanta fatica cercate di nascondere. – pensò
Nel frattempo si era fatto pomeriggio e la necessità di una piccola pausa si faceva sentire. La direzione non lo aveva sovraccaricato con molte mansioni, almeno per quel giorno, dopo tutto era un superstite di un qualcosa che aveva fatto notizia, così si era ritrovato tra le mani una cosa preziosa, il tempo libero, che lui impiegò come status di “uomo ombra”.
Non è prudente sparire per troppo tempo, con questo dannato sistema di sorveglianza non vorrei che qualcuno si insospettisse è meglio che mi faccia vedere per un po’ in giro. – così uscì di soppiatto dalla stanza e si incamminò verso la sala mensa, mentre intorno a lui, tecnici ed ingegneri erano tutti presi dalle proprie mansioni quotidiane. –
Si era appena incamminato lungo il corridoio quando dagli altoparlanti capì che qualcuno lo stava cercando.
– Arrivo. – pensò e si incamminò verso quella che doveva essere, se la sua mente non lo tradiva, l’unica sala mensa, di quel piano.
Nell’insieme non era nulla di speciale. Semplice e con lo stretto indispensabile, era più che altro un insieme di tavoli di varia grandezza disposti su sei lunghe file. La maggior parte del perimetro della sala era suddivisa in zone dove poter prelevare cibo e bevande.
– Humm ! me la ricordavo più piccola. Devo verificare il numero dei dipendenti. Nuove assunzioni .. – pensò, mentre con lo sguardo scrutava in cerca di un segno .
– Poco movimento, comunque. –
Lo vide, era li, seduto in quarta fila. Indossava il camice bianco e teneva tra le mani un cartellino di riconoscimento, che aveva agitato in aria per attirare la sua attenzione.
– In tempo. Stavo appunto venendo da questa parte, per un caffè.–
– Certo ! – rispose il suo amico
– Ne avevo bisogno. In questi giorni mi sento sotto pressione, sai?–
– Troppo lavoro? – aggiunse, ma ricevette come risposta, un’occhiata che lasciava intendere tutt’altro.
Si avvicinarono ad una delle oasi di ristoro, presero del caffè poi si fermarono sul primo tavolo libero nelle vicinanze.
– Giornata faticosa. –
– No, non proprio. – fece il suo amico, poi prese un sorso di caffè.
– Guarda questo posto. – esordì, abbassando leggermente il tono della voce ma non troppo per non farla sembrare una confidenza, un bisbiglio che avrebbe sicuramente attirato l’attenzione di occhi elettronici.
– Non vedi? E’ cambiato, è fatiscente, è diventato opprimente. Mi sembra una gabbia, anche se forse dipende dal fatto che sto qui da troppo tempo. Comunque è cambiato. Prima era un posto più tranquillo. –
– Prima, tutto era più tranquillo. – lui, precisò
– Si credo tu abbia ragione. Alla salute comunque. Dobbiamo accontentarci del caffè, qui gli alcolici non sono ammessi. –
– Ma dimmi come stai? ho saputo che ti sei trovato coinvolto personalmente in quel disastro, incredibile. Pensa che qui è scoppiato il panico. Quando la radio ha parlato di attentato, hanno chiuso tutti i livelli e ci hanno fatto uscire immediatamente. Temevano un secondo attentato e così ora l’hanno trasformata in una prigione dentro una roccaforte sotto assedio, almeno questa è l’aria. Speriamo solo che allentino la guardia con il tempo. – poi prese un altro sorso.
– Che dire, da provare. – accennò, cercando volutamente di camuffare il più possibile un coinvolgimento emotivo particolare per l’accaduto.
– Immagino. Pensare che sono maniaci della sicurezza e poi scoppia una conduttura del gas. Troppi morti, troppi morti. Ora daranno un risarcimento alle famiglie e via. Assurdo. –
Dalla sicurezza e dal tono della voce, il suo amico, aveva inconsapevolmente rimarcato il suo ruolo di uomo ombra, quel senso di distacco dalla gente comune che lui percepiva dentro di se. La sua realtà era molto diversa e le notizie che aveva anche, ma non erano per tutti. Così come aveva rimarcato quelle che erano le sue considerazioni sui media e il modo in qui pilotassero le informazioni in base alle necessità a loro più congeniali. La verità, quella vera, forse nemmeno loro la conoscevano bene o forse non del tutto, anche se rimanevano sicuramente pilotati dal potere.
In ogni caso non aveva dimenticato il motivo di quell’incontro, almeno per lui, farsi vedere in pubblico e condividere normalmente un caffè con un amico, tanto per non dare troppo nell’occhio.
– Sai queste cose vanno così. Dopo tutto un incidente è sempre un incidente, sicuramente un errore che nessuno avrebbe dovuto commettere, ma non vedo in questo premeditazione. E’ un incidente. Tutto qui. –
Erano le ore 16:45 e il turno sarebbe finito da li a breve, così decisero di ritornare nei rispettivi uffici.
Attraversò nuovamente il corridoio, questa volta senza alzare troppo la testa, quel tanto da non sembrare una cosa voluta, aveva già notato la posizione ed il numero delle telecamere all’andata. I punti morti non controllati dalle telecamere erano davvero pochi ed era una cosa che aveva constatato tutto il giorno. La sorveglianza dell’intero reparto era molto intensa e le possibilità di trovare una via di fuga che gli permettesse di allargare le sue ricerche, erano davvero scarse. L’edificio rimaneva una costruzione in ogni caso sufficiente immensa da far pensare ad una struttura molto complessa e ben articolata. Un passaggio, una scala, un’intercapedine, tutto poteva servire allo scopo, bisognava solo cercare e per farlo aveva bisogno di tempo. Oltre alle telecamere anche un’altra cosa aveva attirato la sua attenzione, le “voci di corridoio”, non erano le solite, in effetti erano totalmente assenti e la cosa che lo aveva incuriosito molto.
Come tecnico aveva girato molto e una cosa che aveva imparato a sfruttare era la possibilità di alleviare lo stress ascoltando le “voci di corridoio” e bene o male non era mai rimasto deluso. Questa volta invece erano nulle e dall’impegno, all’apparenza assente, sembrava fosse stato un ordine ben preciso, ma nessuno gli aveva fatto presente nulla del genere, almeno fino a quel momento. La direzione era sempre molto sintetica e a prova di “buona fede” con i dipendenti specialmente in fatto di regole, eppure nessun accenno. In ogni caso era un indizio da non sottovalutare, in un modo o nell’altro il livello di sicurezza era notevolmente accentuato .
L’impiego di forze della Federazione era già una buona motivazione per quell’aria da funerale, ma qualcosa di più “governativo” doveva aver allargato la sua influenza sulle aziende dell’intero blocco o almeno su quelle di maggiore interesse militare, quindi, quasi tutte.
La sua organizzazione, nel corso degli anni, offuscata dall’idea che “tutto” doveva avvenire nel blocco primario, aveva sottovalutato il lento ma pilotato sviluppo del blocco di supporto, il B32. Senza volerlo avevano dato modo alla Coalizione di muoversi nella più assoluta libertà e loro avevano saputo sfruttare bene il vantaggio. Avevano fatto in modo infatti, che nessun media desse particolare interesse, nel corso degli anni, a nessuna vicenda legata al blocco B32, a parte uno scandalo legato ai costi di realizzazione, per una costruzione che doveva servire esclusivamente da supporto, scandalo, che in ogni caso morì sul nascere. Una vicenda giornalistica che lui ancora ricorda molto bene, anche se brevissima. Evidentemente il reale utilizzo era stato già deciso a tavolino e in gran segreto, il resto, quello che venne raccontato all’Ente delle Nazioni, fu tutt’altra cosa. Dopo tutto l’importante era curare le “apparenze” con il resto del mondo e oliare la ruota apparente del “corretto”.
Da qualche parte nel paese . . .
– Ma scusa che vuol dire “non ti hanno concesso il prestito”? –
– Che vuol dire? Che non me lo hanno concesso. La legge, dicono.–
– E pensare quante volte ci siamo preoccupati delle scadenze. E siamo fortunati se non ci chiedono la restituzione in un’unica soluzione della rimanenza di quello in corso. –
– Ci faremo venire un’idea, non ti preoccupare, dopo tutto non è la fine del mondo. –
– lo so, era per nostro figlio. Tutto qui. Per non aver pagato qualche rata, anzi per averla pagata in ritardo ! –
Nel frattempo, nella zona delle macerie . . .
La zona circostante era una calca di persone tutte intorno alle transenne, mentre i soccorsi erano ancora alle prese con i superstiti del crollo. Man mano che avanzavano con la rimozione delle macerie, il numero delle vittime aumentava e ogni volta la speranza che fosse l’ultimo veniva rinnovata. Era una scena raccapricciante, anche per gli addetti ai lavori. Il numero delle ambulanze che andavano e venivano, si era ridotto considerevolmente così come i feriti, ora la maggior parte erano auto che trasportavano i corpi delle vittime o quello che ne rimaneva. I detriti erano sparsi un po’ ovunque, ma quello che rendeva la cosa ancora più spettrale era la coltre di polvere di color grigio che aveva ricoperto ogni cosa. Dottori, infermieri, vigili del fuoco, polizia, tecnici e ingegneri lavoravano freneticamente senza sosta ormai da quasi due giorni. Per prevenire altri crolli improvvisi squadre di ingegneri ispezionavano la parte dell’edificio rimasta in piedi con elicotteri e cavi di sospensione. Il rumore dei camion che fornivano energia elettrica alle squadre di soccorso faceva da sottofondo al rumore delle ruspe che asportavano macerie e dei martelli pneumatici che spaccavano travi e pilastri. Dai danni riportati i lavori di ricostruzione qualora ce ne fossero stati, sarebbero duranti chissà quanto tempo. Anche se gran parte dell’edifico era ancora in piedi, l’entità dell’esplosione poteva aver lesionato anche altre sezioni che a prima vista potevano sembravano intatte.
Le unità mobili delle compagnie televisive continuavano a trasmettere in mondo visione l’intera vicenda, mentre schiere di giornalisti intervistavano i superstiti in cerca di maggiori informazioni, oltre a quelle che erano già state date alla polizia o agli agenti governativi della Coalizione.

Nel blocco B32.
Era ora. La giornata volgeva ormai al termine e per essere stato il primo giorno, aveva già scoperto fin troppe cose preoccupanti. Senza dubbio il livello di sicurezza era stato alzato di molto, ma vista l’organizzazione che c’era dietro non doveva essere una cosa improvvisata, legata esclusivamente al pensiero di un attacco da parte dei rivoluzionari. Se le cose non andavano secondo le sue previsioni, di sicuro, anche lui avrebbe alzato il livello di rischio. Lo scopo finale della sua missione rimaneva senza ombra di dubbio il suo unico obiettivo a qualunque costo.
Erano le ore 18:30, quando prese in fretta le sue cose ed usci dall’edificio.
– Siamo ombre in un mondo sempre meno illuminato. Siamo figli dei sogni di altri e viviamo sperando nei nostri. Lapilli infuocati in un mondo che brucia lentamente ma inesorabilmente per i nostri errori. Vittime di un destino che stiamo costruendo con ingordigia, che finirà per inghiottire tutto e saremo vittime di noi stessi. Stanchi e reduci di una guerra che non vogliamo concludere per avidità e per il gusto del potere. Fingiamo di essere liberi in un meccanismo che non lascia libertà, che alimentiamo con cupidigia e arroganza, tradendo così, nel profondo, la vera essenza dell’essere. Abbiamo perso la libertà la prima volta che l’abbiamo levata ad un nostro simile e continuiamo a perderla. – rifletteva mentre si avvicinava al parcheggio.
Montò in macchina e si diresse a buon andatura verso l’uscita. Non vedeva l’ora di uscire e lasciarsi alle spalle, il blocco B32.
Prese la statale, ma non era diretto verso casa.
Apri il finestrino e aumentò l’andatura, osservando le auto allontanarsi sul retrovisore della sua auto. Accese la radio e attivò la scansione automatica dei canali nella speranza di qualcosa diverso da uno spot pubblicitario demenziale.
Si toccò il dorso della mano. Il chip gli era stato rimosso ma la sensazione che ancora fosse li era molto forte.
– Questi chip sono davvero un problema, devo trovare il modo per ingannare il sistema di marcatura ma non sarà facile. L’organizzazione si ritrova un bel problema tra le mani. –
La speranza non era stata tradita, più di tanto, un paio di brani musicali avevano accompagnato le sue riflessioni, anche se la cosa, non andò avanti per molto, poi, spot, spot, spot, spot, così la spense.
Era una normale giornata primaverile, l’aria fresca e piacevole alleviava la tensione. In quel punto della statale, era visibile alla sua destra, la torre di purificazione che si scagliava alta nel cielo. Erano sparse un po’ ovunque su tutto il pianeta. Furono costruite dopo il contagio allo scopo di mantenere l’atmosfera costantemente sotto osservazione, al fine di prevenire altri contagi. Queste almeno erano le motivazione per le quali erano state costruite. Anche li c’era stato uno scandalo sempre legato ai costi di realizzazione, ma alla fine avrebbero svolto un ruolo che era stato considerato importante quindi erano ancora li. La sua organizzazione aveva tenuto sotto stretta osservazione diverse torri, per diverso tempo, ma alla fine non avevano trovato nulla di sospetto e persero parte dell’interesse. Ogni torre racchiudeva un complesso per il controllo e la purificazione dell’atmosfera, attraverso una serie di filtri. Inoltre la Coalizione, non avrebbe mai utilizzato una sua struttura per lanciare eventualmente un nuovo attacco biologico. Eventualmente si preoccupavano di creare i presupposti per un conflitto con altri paesi e le guerre si sa, sono sempre un ottimo mezzo per convogliare diverse “cose”.
C’era da stare allegri, per quelli come lui, il lavoro non mancava.
Erano le ore 19:40, quando di fronte a lui, il paesaggio andava mutando e gli alberi, ormai radi, lasciavano spazio vuoto fino all’orizzonte. Era arrivato nella zona di mare, quella che lui preferiva, emanava un senso di libertà percettibile, dove abitava un suo vecchio amico devoto alla causa. Scorbutico forse, ma un ottimo amico e “ex scienziato”, così si definiva, di ingegneria genetica, da quando si era distaccato dalla Coalizione e l’organizzazione gli aveva fornito una nuova identità e nuovi spazi dove lavorare. Da allora quando voleva confidarsi con qualcuno di cui fidarsi, lo andava a trovare a casa sua.
Era una vera e propria improvvisata ed erano un paio di mesi che non lo vedeva di persona.
Abitava in una casa non molto distante dal mare, quasi di lusso. Ricopriva la carica di presidente in una rinomata azienda farmaceutica, copertura perfetta per celare i legami che lo legavano segretamente all’organizzazione.
Lo trovò che gironzolava sotto il portico di casa, chino, con l’annaffiatoio in mano, alla base di un piccolo roseto che doveva aver curato molto a giudicare dallo sguardo di soddisfazione che aveva disegnato sul volto, quando si voltò per vedere chi fosse arrivato.
– Finalmente hai trovato il lavoro che fa per te. – gridò, dall’altra parte della staccionata che separava il giardino dall’ampio marciapiede.
Aveva attirato la sua attenzione, ma li per li non lo aveva riconosciuto. Ci vollero un paio di secondi, poi . . .
– Accidenti! Questa si che è una sorpresa. Vieni, vieni, aspetta che ti apro. –
Lui entrò.
– Quando ho saputo del crollo, mi è preso un colpo, ma ho creduto fosse meglio non contattarti. So anche dell’incidente. Assurdo comunque, davvero incredibile ed è miracolo se ti sei salvato. –
– Si. Poteva andare peggio. Comunque, senti sono qui per un’altra cosa. –
– Dimmi –
Stavano sotto il portico di casa, su di un paio di sedie a dondolo sorseggiando una birra in lattina.
– Che ne sai dei marcatori? – disse.
Era seduto affianco a lui e tutti e due rivolti verso il giardino.
– Che sono fastidiosi. Delle volte possono irritare. –
– E se fossi allergico? –
– Allora, avresti un bel problema. –
– Però? – incalzò, lui.
Lo guardò con la coda dell’occhio e un lieve sogghigno si disegnò sul suo volto.
– Vieni. Seguimi . –
Lo portò all’interno della casa, fino al suo studio, ormai conosceva la strada.
– Il marcatore non puoi levarlo, ma possiamo confonderlo e fargli trasmettere quello che vogliamo. Devi stare attento però, usalo il meno possibile. –
– Perché? – fece lui, incuriosito.
– Potrebbero rintracciare il segnale di disturbo, così, risalirebbero al marcatore, quindi a te. Devi stare molto attento, non fidarti troppo. – disse, passandogli un piccolo astuccio rigido, grande come un pacchetto di sigarette.
– Aprilo. –
– E’ un potente trasmettitore e uno scanner. Una volta acceso si attiva sul marcatore più vicino, il tuo quindi, poi invia una serie di dati compresa la posizione, ma diversa da quella dove effettivamente ti trovi. Funziona, funziona anche bene ma è rintracciabile. Ricorda, non dimenticarlo e usalo solo se strettamente necessario. –
– Che aria tira? –
– Perché me lo chiedi? –
– Se ti serve quello. –
Lui lo guardò.
– E’ un bunker. Mi servono anche i progetti di costruzione. Devo sapere cosa fanno, nei piani “bassi”. –
– Ne hai parlato? –
– No, non ancora almeno. –
– Humm. Ti stai ficcando in una nuova avventura, vedo? – Lui rise, ma non disse nulla.
– E tu? Tu cosa pensi? –
– Io non mi fido della Coalizione, sai bene cosa pensò di loro e del lavoro che svolgono, però, sono molto scaltri e anche bastardi, tanto. Hanno sicuramente qualcosa in mente. Loro hanno sempre qualcosa in mente. Sono avidi, sono pronti a tutto, questo lo sai bene. La storia dell’incidente al blocco B32, secondo me gli ha fatto comodo. Non sapevano come levarselo di torno e noi senza volerlo gli abbiamo dato una mano. Ora però sanno che noi sappiamo. Questo è uno sporco gioco. Sanno bene che gli staremo con il fiato sul collo e loro si sono barricati, quindi stai attento, non ti conoscono, ma ti aspettano. Che ti vuoi aspettare dalla Coalizione, se non, niente di buono ! –
– Dalla faccia che fai, mi sembra di capire che la pensi nello stesso modo, o mi sbaglio? –
– Si. Ma devo trovare le prove, ad ogni costo. Lo sai. –
– Non ti invidio. – lui, sorrise.
– Ora devo andare. Manco da stamattina. –
– Ok. Saluta tua moglie e i bambini. –
– Non mancherò. Ciao e grazie, come sempre del resto. –
Uscì dal cancello, montò in macchina e se ne andò via.
Erano le ore 21:10
Accese la radio in cerca di un notiziario. Lo trovò quasi subito.
Come al solito nulla di buono. Parole, parole, ma nulla di buono, anche se ogni tanto qualcuno osava più degli altri.
“ Sono decenni che parlano di inquinamento, ma non è mai cambiato nulla. Interessi economici troppo alti, politiche di comodo, fanno si, che il vero problema non viene mai realmente affrontato. Il petrolio è un settore dove la Coalizione ha potere assoluto di scelta. Accordi e sotterfugi per mantenere le nazioni legate sempre più all’oro nero sono all’ordine del giorno tra gli uomini in cravatta che ricoprono le cariche amministrative, dove le sorti del pianeta vengono ogni giorno volontariamente ignorate. L’inquinamento resta una scusa. Il fine vero, il potere e i soldi. Se c’è da guadagnare e speculare la Coalizione sa come dettar legge e se la legge non ce, la si fa. ”
– Alcune cose non cambieranno mai. – pensò
“Parlano di energia pulita, di incentivare l’utilizzo di tecnologie alternative meno inquinanti, ma sono tutte balle. Desiderano che la popolazione continui ad usare il petrolio e fanno di tutto per garantirsi questo. Perché allora la popolazione non fa qualcosa di sua iniziativa? Si prenda in seria considerazione la possibilità di non usare la macchina e chiediamo un sistema di autotrasporti che funzioni meglio. Stiamo avvelenando l’aria che respiriamo, tonnellate e tonnellate di scorie nocive vengono liberate nell’aria, da industrie, macchine, sistemi di raffreddamento e tutto questo va avanti ormai da decine di anni. Chiediamo soprattutto che ci venga dato il rispetto che meritiamo come esseri viventi, chiediamo il rispetto della vita, indipendentemente dal credo e dal cedo sociale. Chiediamo la giustizia che non ci è mai stata data, per coloro che hanno sofferto e hanno pagato per gli errori di altri. Chiediamo almeno una volta, che vengano rispettate le “belle” parole che ci vendono in campagna elettorale. Chiediamo un sistema scolastico che serva ad educare i nostri figli e non per vendere libri, quaderni, zaini, scarpe, che ti inculcano a comprare, bombardandoti la testa con false pubblicità tutto il giorno. Combattiamo contro quella mentalità che ci sta tutti uccidendo, che lentamente ci accompagna verso l’oblio. Mettiamo da parte, la corsa al materiale per quella della vita. Abbiamo già sbagliato, in passato, ma non è servito a nulla, perché continuiamo a sbagliare. ”
Era ormai sera ed era quasi arrivato a casa. Non aveva sentito la moglie per tutto il giorno, oggi poi, c’era anche la recita scolastica. La moglie aveva accettato i suoi stili di vita, ormai da tempo. Non conosceva nei minimi particolari di cosa si occupasse realmente, ma aveva di sicuro intuito qualcosa, anche se non gli aveva mai chiesto nulla in proposito.
Il cartello sulla statale indicava la sua uscita e l’orologio segnava le 22:05, quando entrò a casa con la solita andatura, di chi sembra essere felice e spensierato.

Cap 4

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