Tramonto Cap. 2

 


II

La notte era passata così in fretta che per un momento pensò di essere stato drogato. La sveglia elettronica, che tra le altre cose non aveva impostato, segnava le 7:00.

Si era svegliato con un certo appetito. Gli venne quasi subito in mente, la mappa che la dottoressa gli aveva consegnato. Si alzò, fece una doccia e uscì in tutta fretta.
Camminava seguendo con lo sguardo la mappa, mentre i suoi passi erano alimentati dal senso di fame, tanto che, negli ultimi corridoi si era fatto guidare dall’odorato.
L’ambiente era molto tranquillo. I tavoli, ampiamente disposti, lasciavano gran parte della sala sgombra da intralci e ostacoli vari. Ai margini della sala, alcune zone, volutamente disposte in penombra, risultavano essere adibite ad un uso, come dire, più manageriale e comunque troppo in disparte per chi, come lui non voleva essere notato. Non si era ancora del tutto ambientato, si sentiva ancora spaesato, troppo lontano dalle sue abitudini mattutine, dai suoi spazi più modesti e casalinghi. Tutto intorno a lui era ancora troppo grande.
Dopo una ricca colazione con tanto di bis era sul procinto di uscire dalla zona di ristoro, quando un addetto del reparto lo trovò ad aspettarlo. Di sicuro non era uno scienziato, ne un medico, dalla sua posizione impettita e dai suoi movimenti vigili, sembrava più che altro che stesse cercando o aspettando qualcuno. Dopo due secondi ne ebbe la conferma.
– Buongiorno. Mi hanno incaricato di accompagnarla dalla dottoressa. Se mi vuole seguire! –
– Ma certo, la dottoressa, certo, andiamo!- e lo seguì.
Camminava, ripensando alla faticaccia del giorno precedente. In ogni caso, quella sarebbe stata una giornata meno pesante, assicurazione questa che, gli era stata data dalla dottoressa il giorno precedente.
Quel posto era davvero incredibile. La cura nelle cose era presente ovunque. Punti luce e ombre animavano con strane ombre ogni angolo. I colori predominanti erano molto rilassanti e anche quella non poteva essere una casualità. Seguiva la guida, ma con lo sguardo aveva fatto molta più strada. Una cosa che aveva notato, era la presenza, in numero visibilmente maggiore di solo personale. Da quel poco che aveva visto, i clienti erano davvero pochi, la maggior parte infatti, indossava divise del personale. Modelli diversi, ma lo stile li rendevano sicuramente parte di una linea ben precisa. Su alcune erano visibili quelli che dovevano essere una sorta di gradi. Aveva visto qualcosa del genere su un libro qualche mese prima, una di quelle riviste per i romantici del passato. Un’epoca che lui non aveva vissuto e solo per una pura coincidenza che alla fine avrebbe unito l’utile al dilettevole. Nessun’altra struttura poteva offrire la possibilità di unire un passato ad un desiderio. Viaggiare senza viaggiare e la cosa lo affascinava, quello che invece lo disturbava era la possibilità che quella non fosse dopo tutto, solo una vacanza. Tutto quello che avrebbe vissuto, lo avrebbe in seguito, portato via con se e come lui, molti altri. Quella notte doveva aver dormito davvero bene, perché la sua mente non faceva altro che lavorare freneticamente su tutta una serie di domande che lo mettevano sempre più in difficoltà. Pensieri, dubbi, tutto insieme inaspettatamente, anche se, più ci pensava, più riscontrava che non erano del tutto, domande prive di senso. Inevitabilmente le centinaia, sarebbero diventate migliaia e alla fine milioni. Milioni di persone che avrebbero portato con se un carico di emozioni e ricordi, irreali, non autentici, da un certo punto di vista. Si rese conto suo mal grado, di essere parte ormai, di tutto quel processo.
– Davvero inquietante, davvero inquietante.- si disse più volte.
Quello che lo spingeva a continuare, era in lui, la consapevolezza di quella presa di coscienza, era come una garanzia. Qualunque cosa avrebbe vissuto, da li a poco, lui aveva anteposto un segno, un punto di inizio, un confine che avrebbe diviso il vero, dal non vero, il reale, dall’irreale. Dal suo nuovo punto di vista, era davvero un pioniere, se avrebbe dato prova tangibile ai suoi dubbi.
– Possibile, nessuno mai, si sia fatto le stesse domande?- pensò.
Tornava, sporadicamente con la mente al presente. Ora era all’interno di un ascensore e dalla spia illuminata fissa, un paio di piani più su, era la meta. Le pareti a vetro, lasciavano intravedere l’atrio principale, quattro piani più in basso. La sensazione dovuta all’altezza non era presente, ma nell’insieme era davvero ammirevole e bello da vedere. Lui, che aveva sempre, a modo suo evitato nel possibile, le cose troppo moderne, si ritrovava catapultato in un progetto tutto proteso al futuro dal fine irreale.
– Un’avventura, nell’avventura, sempre più complicato. Ora devo preoccuparmi anche della dottoressa. Devo controllare le mie domande, devo nascondere tutti i miei dubbi. Se tutto questo ha un fondamento di verità, la dottoressa deve per forza farne parte, devo stare attento a non farmi scoprire o la mia avventura finirà ancora prima di iniziare.-
Gli eventi precipitavano come la pioggia, una supposizione si era trasformata in un incubo in un lasso di tempo forse, troppo breve per non essere esclusivamente frutto della sua fervida immaginazione. Era un piano folle, troppo globale per essere messo in pratica, inutile e privo di buon senso, a dir poco .
– Problemi da agente segreto. Ma io non lo sono. Troppo forte era il desiderio, che ora la mia mente, libera di navigare, di spaziare senza essere assoggettata da regole e limitazioni, incoerenti e artefatte, almeno in parte, grida vendetta? – pensò.
Al dire di molti suoi amici, lui, non rientrava esattamente in quella categoria riformista e formale, quella in uso, lui; lui era più, un uomo libero. Lui, era un treno, ma senza binari. Viveva la sua linea parallela, ma era libero da qualsiasi vincolo. Carenza, delusioni, errori, avevano contribuito a renderlo tale e ne era consapevole. Quel suo modo però, gli aveva svelato che, dove non esisteva la libertà, la vita perdeva valore. La dove non esiste la libertà, non esiste il rispetto e i fini sono, nella maggior parte dei casi, esclusivamente materiali, freddi, disumani. Che la libertà, ha un prezzo che si paga in tempo, tempo che viene sottratto alla vita e alcune volte il debito non è frazionato. Vittime che sono entrate nella storia e non che hanno fatto la storia, tramandate di generazione in generazione, gli errori hanno percorso millenni. Millenni, in cui le strade della libertà sono state sempre pagate con il sacrifico di pochi e i risultati, sperperati dai molti. Non aveva niente, ma in fondo, sapeva di avere tutto. Quella linea parallela, quel modo di pensare, il suo senso di valore e priorità, lo rendevano diverso. Era un nobile senza seguito, un cavaliere senza castello, ma era libero. Viveva in un mondo la cui realtà, si era spinta oltre, riuscendo quasi a rasentare l’impossibile. L’idea di fantascienza aveva perso quel suo antico sapore e il nuovo, andava oltre l’umana comprensione. La sua realtà, frenetica, dove ogni cosa era il risultato di un procedimento controllato, preordinato. Frammenti di vita che, nella frenesia del veloce, lentamente avevano perso il valore del singolo momento. A prima vista quasi perfetta, aveva segnato la fine di una serie di libertà che, rendevano l’essere umano ancora tale. In quella perfezione, qualcosa non andava, qualcosa non era in sintonia a tal punto da compromettere la corretta esecuzione del programma. Bastò poco per capire, che a rallentare il programma erano le imperfezioni dell’essere umano. Quelle imperfezioni che, se da una parte lo rendono libero, dall’altra, lo rendono illogico in un processo logico. Un frammento che andava contro corrente, che rallentava la corretta esecuzione del programma, era il ruolo ricoperto dall’uomo. Troppo perfetto. Troppo libero di pensare, troppo pericoloso per lasciarlo pensare. Il potere aveva alimentato la sete di molti, millenni erano passati prima che l’arsura venisse placata, prima che altri ideali, alimentassero nuove ambizioni, nuove speranze. Il periodo di stasi non durò molto, poi la tecnologia proseguì indisturbata il suo inevitabile e lento processo di trasformazione. Il tutto era avvenuto sotto gli occhi di tutti, chi consapevolmente chi non, tutti avevano contribuito, in un modo o nell’altro. Il sostituibile era stato sostituito e il resto era stato compresso. Tutto quello che prima si faceva, ora lo si faceva in metà tempo. Quel modo quasi maniacale, nella ricerca della perfezione in fatto di ottimizzazione era la cosa che più lo mandava fuori di testa. Tutto era proteso alla produzione, qualunque essa fosse, la produzione anzi tutto. Il migliorabile doveva per forza essere migliorato altrimenti la produzione ne risentiva. Il gusto dell’imprevisto, l’idea stessa del nuovo, era ormai una cosa del passato. Ogni giorno era un nuovo giorno in tutti i sensi. Le novità si susseguivano ormai a ritmo incessante ovunque e in più settori. L’idea di vecchio attribuito al quotidiano, ormai non superava una settimana. Oggetti, articoli di ogni genere, venivano ogni giorno introdotti nel mercato. A dare risalto a tutta l’operazione, ogni forma mediatica era usata per promuovere tutto a tutti, ovunque. Erano passati ormai decenni, dalla globalizzazione informatica, quando l’intero pianeta, fu connesso ad un’unica e potentissima rete mondiale, dando vita al Net. Fu un era ricca di cambiamenti e tutti rivolti a migliorare lo stile di vita. I primi venti anni furono indimenticabili. L’elettronica dilagava il suo controllo in maniera esponenziale. Gli archivi elettronici di tutto il mondo entrati a far parte del Net, iniziarono a condividere ogni tipo di informazione possibile. Tutto era a disposizione di tutti. Le informazioni rimbalzavano da un punto all’altro del pianeta con frenetica armonia, senza trovar mai pace. Tutti erano ovunque, idee, esperienze, sensazioni, un flusso infinito di informazioni che alimentavano quel fiume in piena che pulsava nei meandri più viscerali della rete. Intere generazioni racchiuse per sempre nel flusso dell’evoluzione elettronica, destinati a far parte di un futuro mnemonico in continua espansione.

 

continua …

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